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Ai miei giovani amici della comunità QPME (QUARTIERI POLI MUSEALI ESTESI) Scuola Sociale di comunità

serafiniIl drammatico avvenimento che ha colpito Arturo fisicamente, e tutti noi con lui e i familiari eticamente, ha ancora una volta sottolineato come il disagio sociale sia sempre più evidente nella nostra vita di tutti i giorni.

Domani, venerdì 22 dicembre, si manifesterà tutti insieme contro la violenza ma il rischio è che poi si normalizzi anche questo episodio. Normalizzare vuol dire dimenticare le cause, interiorizzarlo come un incidente di percorso. Passato il momento di sconcerto si tornerà alla vita normale, alle feste di Natale e poi al veglione e poi alla scuola e al tempo libero. Tutto il brutto passa nella vita, la nostra psiche dimentica i traumi per tutelare il proseguimento delle nostre esperienze. Ma i disagi sociali e le cause sono li e incancreniscono sempre più. Mancanza di lavoro e di scuola, scarsa attenzione sociale e stili di vita insani indotti dai modelli televisivi hanno trasformato interi quartieri in giungle ed i loro abitanti in animali.

Quartieri come Secondigliano, San Giovanni, il centro storico erano quartieri con una forte presenza operaia, di lavoratori, con luoghi di aggregazione quali i circoli politici o sindacali. La camorra e la violenza c'è sempre stata a Napoli ma quei lavoratori e quei luoghi sociali erano un argine ai modelli delinquenziali. In quei quartieri il 70 % era un modello positivo di lavoro che salvava molti ragazzi. Pian piano quei riferimenti e quelle aggregazioni sociali sono sparite. E pian piano il modello della violenza ha preso il sopravvento. È diventato normalità. Trenta anni fa ci iniziammo a scandalizzare con le prime vittime innocenti di camorra. E quindi le marce e la solennità di un giornata. Ma pochi cittadini a cercare di ricucire attivamente quegli strappi sociali che i nuovi modelli valoriali del sociale e della politica, ispirati dalla TV generalista, iniziavano a creare a danno della coesione positiva della comunità.

Così pian piano siamo arrivati ad oggi dove la camorra non solo uccide per errore sempre più spesso ma ragazzini ritengono di imitarla,  per sentirsi adulti, per sentirsi parte di un modello sociale, criminale e violento, ma pur sempre un modello sociale. In quei quartieri dove c'era il modello del lavoro, della politica dal basso con cui si affermavano diritti per tutti. Del tutti insieme per i diritti, alla casa,  al lavoro,  allo studio e alla salute, ormai è rimasto al 90% il modello illecito e criminale fatto di spaccio, estorsioni,  intimidazione per esternare il proprio individualismo che attraverso il crimine ti fa apparire nel quotidiano come appaiono quei modelli televisivi,  dal calciatore alla modella al Fabrizio Corona di turno.

Questo è avvenuto perché abbiamo normalizzato, abbiamo protestato ma poi quotidianamente abbiamo girato lo sguardo verso la parte positiva della vita. Ma quella parte positiva diventa sempre più piccola poiché l'imbarbarimento la sporca e l'oscura. Quindi giusta la marcia ma con consapevolezza che contro l'imbarbarimento civile bisogna attivarsi tutti i giorni, dedicando tempo a se stessi e agli altri in una dimensione di comunità. Solo sane e partecipate relazioni di comunità possono portarci a costruire quotidianamente il bello, il bello che è l'unico contrasto all'imbarbarimento.

Questo è l'obiettivo che vi abbiamo suggerito con la vostra comunità autogestita Qpme, a partire dalla vostra prima esperienza di gestione dell'iniziativa di comunità per approfondire pubblicamente i temi del disagio mentale frutto della disabilità  sociale. Quale migliore rappresentazione del disagio mentale da disabilità sociale se non i ragazzini che hanno brutalmente e vigliaccamente ferito il nostro amico Arturo? Quale migliore occasione domani per voi di avviare una riflessione sull'impegnarvi quotidianamente con la vostra comunità Qpme per una scuola sociale di comunità affinché possiate essere protagonisti nel disegno del vostro futuro con tinte meno fosche. Noi con i laboratori di comunità  vi abbiamo mostrato come si pesca. Sta a voi iniziare a pescare,  costruendo relazioni e approfondimenti,  nel fare comunità affinché insieme possiate trovare risposte adeguate alle tante domande esistenziali che accompagnano la vostra fase di crescita.

Domande a cui il modello sociale che noi adulti vi abbiamo costruito per l'oggi non riesce a dare risposte. Risposte che solo il vostro impegno nel ricostruire nuovi modelli valoriali per la comunità di domani vi può dare per costruire il vostro mondo a misura dei vostri sogni. Sogni nuovi per fortuna, che possano sostituire sogni vecchi diventati ormai incubi, come l'esperienza di Arturo ci mostra. Agite indipendenti e visionari, come disse Steve Jobs, per una comunità attiva,  aperta e inclusiva. Crediamo ancora nei sogni come disse il poeta e scrittore Luis Sepulveda, con questo atteggiamento potremo evitare di cadere nella trappola di costruire muri sociali per difenderci dalla violenza e dalle barbarie.

Giacomo Serafini

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Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria:

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