Nel nostro Paese c’è una marcata differenza tra le regioni in termini di spesa e di efficacia nell’area sanitaria e assistenziale. E’ quanto emerge dal “Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia”, presentato lo scorso 20 luglio dai ministri delle Politiche Sociali e Salute, Sacconi e Fazio.
Il rapporto, grazie anche al contributo di studiosi ed esperti della materia, fotografa il fenomeno della non autosufficienza e delle politiche attuate in Italia e nel resto dei Paesi europei.
Guardando solo all’Italia, il report evidenzia un significativo divario Nord/Sud in fatto di spesa e di politiche socio-sanitarie. Basti pensare che Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia, in proporzione alla popolazione, “prendono in carico” il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia e Calabria. Lo stesso parametro raggiunge il valore di 4,5 volte se si considera la percentuale di anziani utenti di strutture.
Le persone non autosufficienti nel nostro Paese sono almeno 2.6 milioni, di cui 2 milioni anziane. Una situazione che riguarda quasi 1 famiglia su 10 e che rischia di aggravarsi con l’invecchiamento della popolazione. Oggi infatti gli over65enni rappresentano il 20% della popolazione e sono destinati a diventare il 34,5% nel 2051. Numeri che fanno prevedere un futuro aumento esponenziale dei costi di assistenza, anche per il progressivo calo dei potenziali “caregiver”, rappresentati per la maggior parte da donne e badanti. Ma i costi dell’assistenza già ora sono molti elevati: le famiglie spendono per le circa 774 mila badanti oltre 9 miliardi, mentre lo Stato sborsa 7 miliardi per le sole indennità di accompagnamento.
Il rapporto individua due Italie: il Nord con livelli assistenziali che guardano all’Europa e beneficiano della presenza di reti assistenziali integrate, il Lazio e il Sud con servizi di “long term care” presenti in modo sporadico, non strutturati in rete e spesso insufficienti. A supplire alle carenze la famiglia o i ricoveri ospedalieri impropri. Per far fronte a questa situazione il rapporto propone una strada “italiana” ispirata alla collaborazione tra pubblico e privato.
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23 luglio 2010














